• Alberta Pellacani
  • Palinsesto urbano VE
  • dalal
  • martedì - domenica, - (chiuso il lunedì)
Inaugurazione:
A cura di:
  • Vittorio Urbani
  • Elisa Genna
Mostra prodotta da:
  • Nuova Icona
Assistenza tecnica:
  • Emmeti impianti s.a.s.
Orarorio di San Ludovico:
  • Dorsoduro, 2552 (Calle dei Vecchi) - Venezia
  • Vaporetto n.6, 2, fermata San Basilio

Pellacani presenta un nuovo progetto, composto da un video e una installazione.

Nello spazio centrale dell'Oratorio, il video è proiettato su uno schermo che copre l'altare: l'opera è frutto di un lungo lavoro di ricerca personale dell'artista, di spostamenti in barca e attese. Lo sguardo dell'artista si rivolge per la prima volta a una città, Venezia, alle sue architetture e ai suoi spazi di transito: cerca i profili alti di edifici periferici meno noti della città, carpisce i gesti semplici e quotidiani dei suoi abitanti. Pellacani vuole far emergere un'immagine nuova ed inedita della città lagunare: siamo di fronte ad una Venezia post ideologica, che si congeda dai codici tassonomici, dalle mappe e narrazioni del passato per intraprendere sfumate e circostanziate visioni che appartengono all'impermanenza e alla smaterializzazione.

A dialogare con il video, Pellacani propone senzaLUCE una serie di “speciali disegni”: vi si riconoscono, appena abbozzati, scorci della città lagunare, classiche vedute veneziane, che prendono ispirazione da tutta una tradizione pittorica. Ma sono appunto bozzetti, visioni incerte e visibili solo al buio, realizzati con una pittura fotosensibile e fosforescente. Si tratta di nuovo di una riflessione che è al tempo stesso una provocazione: che cosa resta di tutte le immagini da cui siamo circondati? E cosa è veramente Venezia, immagine per eccellenza, luce, riflessi, scenografia? Cosa sappiamo realmente di Lei?

Con “Palinsesto urbano VE ||01”, Pellacani per la prima volta si concentra sull'immagine di una città: il lavoro vuole essere il primo di una serie di progetti focalizzati sulle città italiane ed europee le cui origini prendono forma nelle architetture quali relazioni di simbiosi del vivere con l'acqua.