• Andrea Morucchio
  • Play God
  • dalal
  • martedì - domenica, - (chiuso il lunedì)
Inaugurazione:
Mostra prodotta da:
  • Nuova Icona
A cura di:
  • Vittorio Urbani
  • Elisa Genna
Musica di:
  • Francesco Gibaldi
Produzione video:
  • Emanuele Basso
Assistenza tecnica audio/video:
  • Greenspin
Orarorio di San Ludovico:
  • Dorsoduro, 2552 (Calle dei Vecchi) - Venezia
  • Vaporetto n.6, 2, fermata San Basilio

Nuova Icona è lieta di annunciare martedì 29 aprile l’inaugurazione della mostra personale di Andrea Morucchio “Play God” presso l’oratorio di San Ludovico.

Si tratta di un’installazione site specific, composta da due proiezioni, una composizione sonora e un tappeto.
Nello spazio buio dell’oratorio lo spettatore si troverà ad osservare il medesimo video sagomato all’interno dell’altare e sdoppiato sulla parete opposta. Il video ritrae il torso nudo dell’artista visto da dietro, dalla nuca al bacino, mentre muove ritmicamente le braccia in un’azione che si ripete sempre uguale: un esercizio di meditazione e rigeneratore di energia.
A fare da sfondo del video un pattern geometrico in bianco e nero, ispirato ad una litografia di Frank Stella dalla serie Black, 1967.

Attorno alle due proiezioni, veri e propri poli di attrazione, gravitano la musica e il tappeto: quest’ultimo, su cui è stato stampato lo stesso pattern geometrico che si trova nei video, collega l’altare alla parete opposta; la musica invece è prodotta da strumenti a fiato suonati con la tecnica della respirazione circolare, che permette di ottenere un flusso di suoni senza pause, come senza pausa è il movimento del corpo nei video.

L’artista costruisce uno spazio immersivo ed ipnotico, che tutti gli elementi dell’installazione concorrono a creare, in stretta simbiosi l’uno con l’altro. Simbiosi fatta di rimandi visivi, ma anche ritmici, dove non si distingue più la sorgente e il rimbalzo: viene prima il tappeto o la sua immagine? Il suono o il movimento?
Poi stop, un minuto di silenzio in cui niente si sente, e si vede solo il pattern geometrico alle pareti e il tappeto sotto i piedi, quasi il raccoglimento della preghiera, prima dell’inizio di una nuova liturgia: 6min di sonoro +1 di silenzio che si ripetono in loop. 6 cm la distanza tra le linee del pattern e 1 cm lo spessore della linea. 7, il numero perfetto per i mistici.
Lo spazio sacro è il luogo dove è resa possibile la comunicazione tra questo mondo e l’altro1. Il bianco e il nero sullo sfondo del video non è solo la ripetizione del pattern del tappeto, ma una sua nuova interpretazione e l’esaltazione degli opposti e della simbologia (sacra e non) ad essi collegata.

Opposti come il minimalismo di Stella e il corpo di Morucchio, la sparizione e la presenza dell’artista, che qui porta in mostra anche la sua esperienza di vita: lo stesso pattern è riprodotto su un tappeto che l’artista ha fatto fabbricare in Nepal in un laboratorio di profughi tibetani alla fine degli anni ’90, per utilizzarlo a casa come luogo per la meditazione.
Del resto concetti come circolarità, ripetizione, logica binaria degli opposti, esoterismo, corpo, religione, sono costanti in tutti i lavori di Morucchio.

Qui, inoltre, ci troviamo in uno spazio sacro e non si può non pensare a come, particolarmente la religione cristiana, abbia da sempre utilizzato il potere incantatore delle immagini combinate con la musica per connotare le sue liturgie al fine di potenziarne il messaggio.