• Alighiero e Boetti, KP Brehmer, Valentina Roselli, Caterina Rossato, Serena Vestrucci
  • Un'idea brillante
  • dalal
  • martedì - domenica, - (chiuso il lunedì)
Inaugurazione:
A cura di:
  • Francesco Urbano Ragazzi
Frise Künstlerhaus:
  • Arnoldstraße 26 -30, Hamburg

Nel ventennale della morte di Alighiero e Boetti una mostra al Künstlerhaus Frise di Amburgo celebra l'eredità dell'artista attraverso i lavori di tre giovani italiane: Valentina Roselli, Caterina Rossato e Serena Vestrucci. A fare da controcanto, un coetaneo di Boetti che -come lui- si è dedicato per una vita alla rigorosa analisi dei codici culturali: KP Brehmer, esponente del Realismo Capitalista che proprio ad Amburgo insegnò. Manifesto estivo per un'arte anti-creativa.

Che cosa capita a un'idea geniale quando viene ripetuta all'infinito? Aumenta la propria potenza oppure viene diluita fino ad esaurirsi? Sembra questo il paradosso che si porta con sé Un'idea brillante, uno degli arazzi realizzati da Alighiero Boetti nell'anno della sua morte, il 1994. La scritta, ben leggibile tra gli intrecci colorati del ricamo, è contraddetta dal fatto piuttosto evidente che l'opera è solo l'ultima variazione tra le centinaia che l'artista ha prodotto a partire dai primi anni '70. E ancora: il medium nega il messaggio. Cosa ha a che fare il colpo di genio con la tessitura, una tecnica che richiede più che altro moltissima pazienza?
Proprio a partire da quest'opera, in occasione del ventennale della morte di Alighiero Boetti e del primo gemellaggio artistico Venezia-Amburgo promosso da Nuova Icona e Künstlerhaus Frise, tre artiste italiane riflettono su una certa eredità boettiana da cui parte la loro pratica. Un'idea brillante dà così il titolo della mostra di Valentina Roselli, Caterina Rossato e Serena Vestrucci che inaugura mercoledì 20 Agosto alle ore 20 nella galleria della Künstlerhaus di Amburgo a cura del duo Francesco Urbano Ragazzi. Il giorno seguente alle ore 19 si terrà una conversazione tra Vittorio Urbani (Nuova Icona) e Sabine Mohr (Künstlerhaus Frise).
Non è solo Boetti a fare da paragone storico alle tre artiste. Proprio dalla città tedesca arriva il secondo nume da cui prende le mosse l'esposizione. Si tratta di KP Brehmer, figura di spicco del Realismo Capitalista riportata all'attenzione del grande pubblico all'ultima Biennale di Venezia, che all'Università di Amburgo insegnò per quasi trent'anni.
Di Boetti e Brehmer viene recepito soprattutto il lavoro rigoroso sulla nozione di codice. Ogni opera, piuttosto che essere frutto di quella che maldestramente chiamiamo creatività, si genera attraverso un automatismo o un set di regole che l'artista impone a sé stesso. L'oggetto o l'immagine che ne sono il risultato esistono quindi non grazie a un esercizio della volontà ma, al contrario, grazie a una sua limitazione. È questo il caso di Mind Map, un rotolo di carta lungo dieci metri su cui Caterina Rossato schematizza nozioni e collegamenti assunti durante il tempo di produzione dell'opera stessa. Oppure Studio Quotidiano, che fa da colonna sonora alla mostra: una traccia audio in cui sentiamo lo scalpiccio delle dita sui tasti di un pianoforte col silenziatore. Ad essere eseguito è il Preludio op. 12 n. 104 in Si minore di Felix Mendelssohn.
Punto di assoluta differenza è invece il modo in cui le due generazioni a confronto in questa mostra trattano segni e simboli politici. Se KP Brehmer trasformava elementi dal significato neutro in illustrazioni precisissime della situazione sociale del suo tempo -alterando ad esempio le proporzioni dei colori nella bandiera tedesca in base alla distribuzione della ricchezza tra le fasce della popolazione- al contrario Serena Vestrucci estrapola dal contesto politico forme che diventano oggetti puramente estetici. In Strappo alla Regola le stelle gialle della bandiera europea vengono tagliate e ricomposte a formare le costellazioni di un grande cielo blu. Se Boetti lavora sia con la mano destra che con la sinistra per moltiplicare la propria soggettività, la giovane artista lo fa per raddoppiare le proprie ore di lavoro, aderendo al ritmo del precariato capitalista.
Tra l'eredità e il tradimento di questa genealogia rimane la ricerca di una misura del mondo che non può fare a meno di superare se stessa. Valentina Roselli si impegna a scoprire se esista ancora per l'essere umano un territorio di conquista, un altrove dove perdere la propria identità. Lo fa attraverso una serie di mandala digitali, che cadenzeranno il tempo dell'esposizione con un richiamo quotidiano tra lo spazio espositivo e il web. Dove c'era la Kabul di Boetti ora forse c'è una terra dai confini incerti, divisa tra reale e virtuale, tra materia e allucinazione. Un'idea brillante realizza il sogno di ogni artista: diventare la macchina di un'opera infinita ed eterna. Contro ogni ideale di novità.